Una vita, mille pensieri

   Per pensare qualcosa di migliore occorre che si impari prima cosa significa pensare.

 



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venerdì, maggio 26, 2006
 

Corrono le onde, una dietro l'altra, verso un'inconsapevole e spontanea meta, non una salvezza, bensì la fine di una breve fuga.

Così si corre, tutti in fila, fino a spingersi l'un l'altro verso un muro fatto di banalità, promesse senza idee, immagini sgargianti e volti sorridenti.

 

Pensato e scritto da Martino | 10:11 | commenti (2)


martedì, settembre 06, 2005
 

Apparenze di vita

E' forse terminata l'era delle certezze?

Forse sì, ciò che potrà essere in futuro, spesso non sarà, e ciò che invece è attualmente nella realtà, si tende a farlo sembrare diverso.

E' bello pensare di esser grandi, alti, belli, con un fisico asciutto, guardarsi allo specchio e convincersi d'essere migliori di ciò che in realtà si è, pensare tra vent'anni non soltanto di esistere ancora, ma che quei vent'anni non saranno assolutamente in grado di minare una qualsiasi delle nostre caratteristiche.

Tutto ciò che ci circonda ci aiuta terribilmente in questa impresa. Dalle creme miracolose che tolgono i segni del tempo in un sol colpo, alla festa della spesa... quanto è bello svuotare il Bancomat... pagando poco alla volta, come in un beato stillicidio.

E' tristezza mediatica ciò che ci avvolge, con immagini ammiccanti intorno a noi.

Non ci lascia quasi il tempo per pensare, questo mondo pieno di vetrine colorate e di visi amichevoli. E' come se corressimo in treno, affacciati ai finestrini, e vedessimo soltanto addobbi natalizi, è come se avessimo un portafogli che inizia nella nostra tasca e termina in una zucca arancione senza fondo, dalla quale pescare non costa nulla, se non una semplice telefonata...

Ed allora io non voglio esser felice, non voglio neppure che provino a convincermi d'esserlo!!!

Voglio essere consapevole che è dura guadagnarsi una qualità della vita soddisfacente, e che questa non me la garantisce una TV digitale, stellare o terrestre essa sia, che non me la assicura un telefonino che fa le foto, i filmati, parla più lingue di quante non ne parli io, e semmai mi spia, mi psicanalizza, ed ascolta in silenzio ciò che penso.

Voglio essere io, voglio essere perchè penso, ed ogni mezzo materiale, multimediale, elettronico, lo devo usare per dire qualcosa di mio, del mio pensiero, dei miei sogni.

E quindi sto qui a scrivere che non voglio più che nessuno mi convinca che sto bene, perchè io sento che non è così, non voglio più vedere foto e filmati di facce stirate sparse in ogni dove, sorridenti di un mondo che non sembra il mio.

Non voglio più che qualcuno dica bugie, e pretenda che io ci creda. 

Pensato e scritto da Martino | 19:28 | commenti (3)


giovedì, agosto 04, 2005
 

Una pagina triste

Tendiamo a nascondere l'umanità dietro false tende color ocra, ordiniamo ai nostri occhi di vedere, e vedere ciò che non esiste, ciò che vorremo fosse, ma che mai sarà. E' una pagina triste di un libro mai scritto su un foglio, una pagina strappata da un cuore. Fuori fa caldo, sento la rabbia salire, è una rabbia d'amore, e rimane rabbia, ringhia, come un cane senza osso, idrofobo, che tutto vorrebbe avere, fuorchè quell'osso. Vorrebbe una carezza, una parola, lui che l'osso lo ha sempre riportato, restituito, lui che il mangiare lo ha sempre cercato sotto la sabbia, conservandolo per il giorno successivo, mai più di un morso per volta.

Ed ora penso e ci ripenso, è una vita che ci penso, ma quale amore, quale arrivismo accecante, quale memoria di una vita vera, vissuta senza una sciarpa intorno al viso. Guardo le mie mani, che scrivono, queste piccole frasi scomposte, senza un senso apparente, ma hanno davvero un senso proprio, le lacrime su un foglio? E che impronta lascia la sofferenza? lascia graffi sparsi, tra il cuore e l'anima.

Pensato e scritto da Martino | 18:21 | commenti (1)


venerdì, luglio 01, 2005
 

Ho raccolto una penna, un'emorragia d'inchiostro.

Chiazze senza senso per una lunga agonia.

Le ho prescritto carezze, su un foglio, per continuare a vivere,

ad esser portatrice di pensieri, di sentimenti, di vita.

Lei mi ha ascoltato ed ora è qui, tra le mie braccia, tra le mie dita, tra i miei pensieri ed il suo amato, foglio di carta.

Martino.

Pensato e scritto da Martino | 11:43 | commenti (1)


mercoledì, giugno 01, 2005
 

E' l'ombra di un giardino che occupa i miei pensieri, la mia vita tra il verde respiro.

Le mie parole ed il mio calore tra l'umidità della terra, madre e sostegno della nostra esistenza, madre ripudiata e posseduta a forza.

E' il sogno che si dondola sull'altalena, è la vista che si illumina tra colori sgargianti e sorrisi smorzati.

Ed il sonno arriva, scende sulle mie palpebre come cadono i fiori dal melograno, e ricomincia il sogno.

Pensato e scritto da Martino | 10:32 | commenti (2)


venerdì, febbraio 18, 2005
 

L'ultima lezione

L'abate prepara le sue poche cose, le poche cose che gli consentiranno di portare con sè, nell'ultimo viaggio, quello per la condanna che lo aspetta e che gli aprirà le porte di una stanza chiusa da sbarre di ferro.

Seduto accanto alla finestra, gustando le ultime boccate di aria fresca e profumata dei fiori di magnolia, parla rivolgendosi ad un grosso ramo che lambisce le ante della finestra aperta, parla come se anche il ramo avesse orecchie e voglia di starlo a sentire, voglia che a chi soleva stare su quel ramo, ossia il suo alunno Cosimo, ha sempre avuto...

Ora il sentimento del maestro abate è sempre lo stesso, il solito precario equilibrio, come il tarlo che piano piano avanza nel legno che si fa più duro, così avanzano gli anni nella sua vita, e come Cosimo sta in equilibrio sui rami, così lui sta ancora indeciso, tra rimorsi e rimpianti...

"Cosimo, oggi il vostro Abate Fauchelafleur, il vostro maestro, terrà l'ultima lezione, quella della vita, ma la vita, stavolta, non è la tua che sarà, ma la mia che forse a breve non sarà più".

Cosimo, nell'immagine che compariva nella mente del maestro, si fece triste, sebbene non lo avesse mai amato, per la sua riprovata codardia, provava per lui un sentimento a metà tra l'ammirazione e la pietà.

"Il mio lavoro con te e tuo fratello Biagio si può dire concluso. Vi ho visto nascere, crescere, Cosimo, come fosse ieri ricordo il nostro ruzzolone per le scale, la statua dell'avo dlla tua nobile famiglia, i Piovasco di Rondò che finì a pezzi come l'onore di tuo padre. Quanto ci ho pensato, valori, valori tanto incommensurabili nell'irrisorietà di un momento, valori inutili nell'immensità della mia titubante vita. Quanto vale l'onore, mio giovane Cosimo? Quanto vale una punizione? Quanto pesa una sculacciata per una marachella o una condanna per la vita? Io mi sono condannato, sempre.

Sì, Cosimo, hai capito bene, domani verranno a prendermi, sanno tutto, hanno trovato tutto, comprese le pagine proibite, sanno che so, che le ho lette, no Cosimo, stavolta non basterà una sculacciata, e sono troppo vecchio e troppo stanco per una ribellione, l'Aventino che sta sugli alberi è il tuo mondo e non potrà mai diventare il mio.

Sei l'unico col quale voglia parlare e col quale è giusto che parli, vorrei dirti tante cose.

Ma forse tutte queste cose che penso non avrei mai il coraggio di dirtele, se tu fossi davvero qua, fuori da questa finestra, inforcato su questo ramo curvo, col tuo solito sguardo, con la tua immensa sete di perché.

Ciao Cosimo, mio piccolo impertinente vecchio alunno, se tu fossi davvero qui, se io avessi finalmente il coraggio di dire, di mostrarmi, di mettere in pratica la realtà che mi hai fatto leggere, dovrei chiamarti, almeno nella mia mente... (fece una pausa, tenendo lo sterno gonfio d'aria e d'inquietudine)

Ora vado, bussano, buona vita, mio piccolo ed impertinente... maestro".

Pensato e scritto da Martino | 18:01 | commenti (3)


lunedì, febbraio 14, 2005
 

Fino a quel giorno

 

Somigliano all'edera. All'edera, sì, le nostre vite, abbiamo visto nascere le nostre radici, i nostri germogli si sono ora lasciati, ora riabbracciati, a volte ci siamo nascoti l'un l'altro dietro le nostre foglie, per poi cambiare il nostro punto di vista, arrampicandoci su quel grande elce, che da allora è stato il nostro mondo.

Ci ho pensato tanto, ci ho riflettuto sopra. Quel giorno non rovinai su Cosimo, ma caddi sopra il mio destino, calpestai la mia e la sua vita. Ma forse proprio dalle radici delle nostre vite, calpestate con quel ruzzolone sulla scala di casa e sulla preziosa marmorea reliquia di passati e nobili fasti, nacquero i germogli di ciò che ora è un grande elce, o forse una magnolia, sulle quali si sono arrampicati ed intrecciati, come l'edera, i nostri destini. E proprio io, Abate Fauchelafleur, il suo maestro, sarei voluto essere quell'edera, per poterlo spiare, libero dalla prigione del mio punto di vista, libero da ciò che la mia tonaca mi obbliga a dire ed a pensare.

Come l'edera pervade l'intero tronco, dal basso all'alto, e dall'alto al basso, così io avrei voluto avere i miei occhi, ai quali spetta un solo, ed a volte cieco, punto di vista.

E chi lo avrebbe mai pensato? Ma forse, quando mai davvero avrei iniziato a pensare?  

Cosimo, Cosimo... fino a quel giorno bambino impertinente, impenitente, indisponente. Io, fino a quel giorno, non lo so ancora, parlavo senza dire, vedevo senza guardare, sentivo senza ascoltare.

Ed anche a Cosimo, non so cosa insegnassi, forse parole vuote, strisce d'inchiostro senza senso, gli offrii una marea di tutto e niente, gli offrii quasi tutto ciò che i miei insegnanti, Abati pure loro, casti e devoti di Dio, si limitarono ad offrire a me, disciplina, timor di Dio... gli offrii quasi tutto ciò che si può leggere di ciò che in passato si poteva scrivere

E così che quel mio alunno impertinente, quel piccolo mostro di cocciutaggine, ha fatto sì che io guardassi anche lui in un modo nuovo. Che iniziassi davvero a guardare il mondo, sempre lo stesso mondo, da sopra l'elce, e dimenticare gli insegnamenti dei miei compagni e maestri Abati, per i quali già il fatto di poter scorgere quella realtà da sopra uno sgabello, significava morire, o per colpa delle vertigini, o per colpa del peccato mortale, quello di vivere ciò che realmente ci circonda.

 

Pensato e scritto da Martino | 18:52 | commenti


martedì, gennaio 11, 2005
 

Scelte di vita come olii su tela

I pensieri vivono. Vivono in noi, nascono, crescono, forse si separano da noi all'ultimo momento, per vivere nei ricordi altrui o rimanere impressi su pagine ingiallite. I pensieri che diventano scelte si incarnano nella nostra vita, la dipingono.

Spetta a noi decidere se utilizzare l'acqua ragia oppure se lasciarli, indelebili, nel nostro destino.

Pensato e scritto da Martino | 11:33 | commenti


martedì, novembre 30, 2004
 

E loro danzano

Mille bianche sottovesti vagano per il vecchio salone da ballo. E là fuori la nebbia, candida, rende meno verde il giardino vivace quanto triste e pensieroso al calare del pallido sole diurno.

Sembrano anime danzanti. Si muovono sinuosamente seguendo, forse, una musica sorda, forse soltanto un'idea, forse ancora, solo il vento. Il vecchio pianoforte batte sulle polverose corde un motivo frutto della memoria. Non sono gracili ed infantili mani a graffiarlo, ma martelli gonfi di ruggine.

Un violino piange sotto i colpi di un'arco quasi fosse un coltello.

Eppure loro danzano, sì, ora ne sono certo: danzano. E sono anime, più di mille, ed altre ancora.

E' un'immagine offuscata, forse è entrata anche la nebbia questa notte. Ora le vedo bene, le anime. Sembra di sentire anche quel vecchio motivo.

La luce arriva, fioca, da quel lampadario incredibilmente ancora aggrappato al soffitto, da quella vecchia lampada, a fianco al pianoforte.

Ed intanto loro danzano, mimando la musica, che mi pare, a momenti, anche di udire.

Pensato e scritto da Martino | 18:35 | commenti (1)


venerdì, novembre 12, 2004
 

Scivolano come su uno specchio, le unghie del sole, non riescono, neppure con tutto lo sforzo, a scalfire la fitta coltre delle sorelle nuvole. Corrono a favore di vento, compatte nel loro gruppo, e lottano, lottano contro i raggi, vogliono che a vincere sia la loro ombra.

Vittoria sul mondo, che così non saprà mai, senza la luce del sole, come sono fatti i volti altrui. Volti stridenti, occhi impotenti. E intanto piove, su quei volti invisibili.

Pensato e scritto da Martino | 13:16 | commenti


mercoledì, novembre 03, 2004
 

La caccia dei pensieri

Dietro la siepe un rumore, all'improvviso. Provai a tendere i muscoli, ad ascoltare, ma nulla. Nulla proveniva da quel sentiero, nulla che sapesse di umano. Non un respiro, un retrocedere, non un ramo piegato. Mi concentrai alla ricerca del suo pensiero, di qualcosa che potesse riuscire ad aiutarmi per spiegare quella sensazione.

La sensazione di aver voluto forse udire qualcosa, di aver voluto che qualcuno mi percepisse.

Forse una sensazione, forse solo e solamente la ricerca di un pensiero.

Pensato e scritto da Martino | 18:09 | commenti


mercoledì, ottobre 06, 2004
 

Il passato

Il passato è il nome di un sentiero. Sentiero comodo e soleggiato, irto ed oscuro.

E' un sentiero della nostra anima, disegnato dal ricordo, conservato nei nostri cuori, immerso nella memoria.

Martino.

Pensato e scritto da Martino | 18:00 | commenti (3)


mercoledì, settembre 29, 2004
 

A mani nude

Voglio vedere, voglio provare a scorgere qualcosa che sia fuori. Fuori da questo luogo dove persino l'aria mi soffoca. Voglio vedere attraverso questi vetri polverosi, macchiati dall'ultima pioggia, segnati dalle mille impronte delle mie mani, dal mio naso che schiaccio contro il vetro, facendo in modo che i miei occhi penetrino questa misera lastra di silice che mi separa dalla libertà.

Fuori da qui, fuori dall'ordinario, in mezzo a tanti occhi da osservare, a tante voci da udire, a tante menti alle quali parlare.

Ed invece mi trovo ancora qua, chiuso in me, a sfogarmi con me utilizzando il vetro non per guardar lontano ma vedermi riflesso in esso, così batto, batto e batto ancora, su quel vetro, le mie mani nude.

Pensato e scritto da Martino | 17:50 | commenti (2)


lunedì, settembre 13, 2004
 

L'acqua risale il fiume

Seguendo un ritmo forsennato, il fragore dell'acqua supera lo scandire il tempo del pendolo.

E così ci ritroviamo in un tempo fugace, repentino, che toglie la sensazione del vivere il momento. Il momento si fonde col rumore dei ciotoli, che quasi impazziti sotto l'impeto della corrente, si muovono senza meta, nell'acqua quasi invisibile, trasparente, ma dall'anima inquieta...

E' mattino, intorno il verde, il lago si sveglia, tende le braccia al cielo, spalanca la bocca. E dopo il felice sogno si getta a valle, a gambe levate, diventando torrente.

E dopo la quiete anch'io, di buona lena, riprendo a correre, sui ciotoli, col mio solito rumore.

Pensato e scritto da Martino | 10:30 | commenti (3)


venerdì, luglio 30, 2004
 

E' l'impronta di un viso

E' ciò che cambia ogni giorno. Oggi siamo tristi, domani felici, è una spinta ad un bimbo sopra un'altalena, è il guardare il suo viso avvicinarsi ed allontanarsi dal nostro, che stiamo alle sue spalle, che alimentiamo il suo moto perpetuo, il suo continuo spostamento nel ferire l'aria.

Il suo viso e le sue varie forme, il mutare nel tempo, ora felice, ora stracolmo di paura, una spinta più forte, una più debole. E quel viso che si volta ad ogni nostra spinta, quel viso che ci scruta, si chiede perchè, ci chiede ora di continuare a spingere, ora ci implora, improvvisamente, di bloccarci, stanco della nostra insistenza. Noi, ogni giorno, ci svegliamo, iniziamo a spingere quell'altalena.

Non so quanto ci importi l'espressione del bimbo che vi sta sopra. Spesso continuiamo a spingere, incuranti dell'impronta del viso altrui.

Un'occasione persa ad ogni spinta. 

Pensato e scritto da Martino | 11:59 | commenti (6)


mercoledì, luglio 14, 2004
 

Il sole si è spostato, anche lui si è stancato di stare a guardare, di darci luce per niente. Inutile avere la luce quando non si riesce a capire cosa farsene. Luce e calore, vita. Non siamo ancora riusciti a fare qualcosa di buono, a fa sì che il sole ci possa scrutare dall'alto con lo sguardo di un padre orgoglioso del proprio figlio. Certo, le mie sembrano invettive, sembrano freccie da un arco medievale più che striscie di inchiostro su un foglio di carta ingiallito dal tempo.

E' tempo della memoria, delle frasi non dette, dei pensieri mai pensati. Della rabbia che come schiuma mai doma, fuoriesce dalla verde bottiglia ormai priva del tappo. E' tempo oscuro.

E' voglia immensa di parlare, urlare, dire che esisto. In ogni angolo della mia stanza deve udirsi la mia voce.

Voglio fare ciò che vorrei. Vorrei non aver fatto ciò che ho fatto. Strade costrette, mulattiere, strade senza uscita, polvere, salite. Il tutto in una terra agrodolce, come una matrigna gelosa, un rapporto quasi incestuoso, un odio e amore che rapisce, incatena, confonde le parti. Carceriere o prigionero, non lo so ancora.

Pensato e scritto da Martino | 18:04 | commenti (4)


venerdì, luglio 09, 2004
 

Non è pessimismo

Lo spartiacque tra la notte ed il giorno, ossia il risveglio, è stato un fulmine, d'un tratto ho intravisto i vostri volti, le vostre labbra rivolte verso il mio viso, ho ascoltato le vostre parole senza udirle.

Avete ragione.

Proverò a farmi le domande che mi fate. E' forse la cosa più complicata. Mi chiedete perchè io sia pessimista, perchè io esprima sempre dubbi, perchè il mio bisogno di correre e poi ancora, se proprio debba essere corsa, verso cosa, verso quale meta?

Forse davvero sarà una corsa dall'angoscia verso l'angoscia, forse sarà una corsa attraverso il bosco, sfiorando i tronchi, ad occhi chiusi, cercando il muschio.

No, non è pessimismo il mio, il pessimista ha un'ombra diversa dalla mia, l'ombra del pessimista è creata dal buio. La mia cerca ardentemente la luce, ha la mia forma, ama ciò che amo io, esprimere libertà, avere sensi che sentono.

E' un sentire senza udire.

Pensato e scritto da Martino | 11:27 | commenti (4)


martedì, luglio 06, 2004
 

Un cuore al quarzo

Ho riflettuto, certo, ammetto il fatto che ci sia stata una lunga pausa, ma a volte fa bene davvero. Il mio "dilemma" è stato sulle sensazioni. Stavolta non scrivo perchè ne ho una particolare voglia, oppure perchè smanio dal farlo, ma semplicemente perchè mi piacerebbe spiegare (anche a me stesso) cosa accade quando mi faccio un'idea su qualcuno o qualcosa. La mia difficoltà maggiore è forse quella che ho sempre ammesso: la presunzione. Ma davvero, scagli la prima pietra colui che non lo sia mai stato qunatomeno con se stesso. La presunzione con me stesso riguarda il possibile errore di valutazione che non voglio ammettere ma che in cuor mio mi fa male. In definitiva posso essermi fatto un'idea (mai un giudizio, quello non spetta certo a noi, poveri comuni mortali), su qualcuno, posso aver provato delle sensazioni, seppure parziali, che poi possono essere smentite dal futuro, dai fatti.

Uno dei miei pregi o dei miei difetti, dipende dai punti di vista, è sempre stato quello di dare fiducia, estrema fiducia al prossimo. Mai un pentimento neppure dalle scottature. Il tutto senza un "premio" (per riportare chi mi ha indotto a riflettere, ossia l'amico Jack), o meglio, con un premio morale solo per me stesso.

Ed è già tanto, lo avrei anche fatto "gratis", senza nulla di apparentemente tangibile in cambio, senza qualcosa che si veda ad occhio nudo o si possa quantificare in una cifra da "scontrino della Carta di credito". Non tutto ciò che ha valore ha un prezzo, anzi, senz'altro ciò che ha veramente un valore non ammette davvero un prezzo.

Quando frequentavo il Liceo scrivevo i temi senza mai ricopiarli "in bella", ora, per il giustificabile disgusto dei vostri occhi e dei vostri intelletti, ho fatto la stessa cosa.

Ho scritto qualcosa che sarà scoordinato, con errori di "battitura"...

ma vi assicuro che ogni battito che ha mosso le mie dita, è quello del mio cuore, caldo, vivo ed irregolare, non certo comandato da una precisa pietra di quarzo.

Pensato e scritto da Martino | 13:19 | commenti (4)


martedì, giugno 29, 2004
 

Giorni

Sono stati giorni senza idee, tempi pieni di quotidiano e privi di pensieri. Tempi morti e sepolti sotto fogli di carta, numeri, lettere, in ordine sparso,  fogli di diverso colore dove il colore non ha un significato.

Tempi morti. Tempi sprecati, sottratti alla vera vita, sottratti all'aria. Ora ho un attimo, lo sfrutto e penso. Penso anche a quanta parte della mia vita sia scritta in fogli senza senso, sia contraddistinta da azioni degne degli ingranaggi di una sveglia, di pensieri che si muovono come le lancette di un orologio, puntuali, ma uguali, piatti, senza sentimento.

E questo sacrificio per passare pochi, intensi, attimi di piacere, quando si lascia la strada del quotidiano, quando si illumina il pensiero, quando si riaccende la vita.

 

Pensato e scritto da Martino | 13:01 | commenti (2)


mercoledì, giugno 16, 2004
 

Qualcosa di diverso

C'è qualcosa di diverso oggi, nei miei pensieri, qualcosa che proprio non ne vuol sentire di sbloccare quel poco di forza creativa che può esistere in una mente umana. Ma siamo sicuri oggi, che la mia sia ancora una mente umana?

Non ho più sicurezze. Non sono più neppure sicuro di ciò che sta accadendo intorno a me. L'unica cosa della quale posso dire di essere quasi certo è che qualcosa sia cambiato, ma non perchè me ne sia accorto no, quello non ancora, ma soltanto perchè qualcosa "deve" esser cambiato, non è plausibile che non lo sia.

Ma tutto può essere.

Tutto può anche non essere accaduto. E' un pò un dilemma, che come un lombrico nella terra umida, smuove, sposta... non mi dà il tempo di capire, di pensare.

Nella mia terra non so se vi siano lombrichi, non so se rendereanno la terra più fertile, ma cambieranno pure qualcosa, lo debbono fare...

Io mi sono messo con le mie mani, nude, ad aiutarli, a smuovere, a proteggere i piccoli arbusti di lentischio, di mirto, di rosmarino. Ora non so se qualcuno li caspelterà nuovamente, ma io aiuterò i lombrichi.

Qualcosa deve essere cambiato, speriamo, prima o poi, di non veder calpestate pure le mie mani.

 

Pensato e scritto da Martino | 18:58 | commenti (5)


mercoledì, giugno 09, 2004
 

Parole, fiaccole nella notte.

Ho riflettuto sulla luce delle parole, sul cambiare i riflessi dei pensieri, all'arcobaleno delle sillabe. Ne ho tratto ombre. Ombre mutevoli, prospettive e punti di vista dai tratti ingannevoli. Gli occhi vedono ombre, la mente interpreta luci.

La notte sussurra parole, luci, pensieri.

Pensato e scritto da Martino | 18:10 | commenti (6)


lunedì, giugno 07, 2004
 

Poche fioche parole tra i lembi. Poche, ficcanti punte per la mia mente.

La notte non dorme, non dorme per pensare.

Poche sillabe come le poche stelle nello scuro cielo invernale, poche sillabe per pensare.

Pensato e scritto da Martino | 17:33 | commenti (1)


venerdì, giugno 04, 2004
 

Parole di luce, dialoghi nel buio.

La timida notte, ha dimorato a fianco a me. Forse mi ha vegliato, ma in silenzio, ho percepito il suo calore. Chissà quante volte avrà voluto dirmi qualcosa, chissà quante volte sarà stata sul punto di rivelarmi perchè...

Chissà. Ma era inquieta, dal movimento lento e costante, mai doma. Il mio risveglio lo sa. Mi fermo, ancora sul letto, ancora un attimo. Mi piego, le mie mani sulle ginocchia, mi raccolgo, mi giro, guardo sul lato vuoto, a fianco a me. E' mattino. La luce taglia l'oscurità, ne impreziosisce l'aria formando lame lucenti. Lame che scivono sulle pieghe delle lenzuola, pieghe scritte dalla notte, righe lasciate dalla notte. Lasciate per me, forse perchè io provassi a leggere, al mattino, quelle parole di luce ed ombra.

Ora mi giro, le ho lette, proverò a capirle ed a voi, proverò a raccontarle.

Pensato e scritto da Martino | 10:31 | commenti (3)


giovedì, giugno 03, 2004
 

La notte mi ha sussurrato qualcosa...

Ieri è arrivata la notte, lasciata sola da un tramonto dalle gote rosse. E' arrivata timida, rinfrancata dal complice sorriso della luna.

Ieri è arrivata la stanchezza, lasciata sola dalla ripetitiva, quotidiana, lotta contro il tempo dai contorni forti e vuoti. E' arrivata lentamente, ha scandito il suo arrivo con pesanti passi sulle scale, fino a quando, battendo il tempo, ha conquisato in pieno il mio campo visivo.

La notte silenziosa ha spinto la stanchezza alla conquista delle mie membra. Mi sono alzato con fatica, e con il solito gesto, ho riposto il ricordo del giorno sull'album della vita. L'archivio si è arricchito di un giorno. I gesti hanno lacsiato il posto ai perchè. Il primo, solito perchè. Il primo perchè senza risposta. Perchè ho iniziato così tardi a chiedermelo. Perchè è sempre l'ultimo dei pensieri? E' come un treno, l'ultimo vagone pare sempre il più pesante, e per quanto sia lungo il treno, l'ultimo vagone esiste sempre. Ma l'ultimo vagone no è il meno importante, non necessariamente è quello destinato alle merci meno care. E' l'ultimo e basta. Ho passato tanti anni a lottare contro il tempo. Ora è arrivata la notte, e con essa la stanchezza. Il mio corpo si distende, i nervi si placano, la mente apre gli occhi.

Vede il buio, ma non lo teme, la mente sa sempre dove andare, viaggia tra i cuscini dei pensieri. Tra le chiacchere dei vecchi cuscini in crine ed i silenzi nuovi cuscini in lattice. Le voci dei lamenti ritornano.

Chissà cosa mi diranno stanotte, ora starò ad ascoltare, poi, promesso, ve lo racconterò.

Pensato e scritto da Martino | 16:42 | commenti (1)


martedì, giugno 01, 2004
 

Oggi è così, domani.

Oggi è diverso, anche il pensiero è diverso, è un gridare sottovoce, è un ribellarsi riflessivo. Un modo per dire che non ci sto. Certo che sembra pesante è pensarla sempre contro tutti e solo a favore di se stessi, ma non è così. Spesso mi capita, guardando una mia foto, oppure specchiandomi, di non essere d'accordo con colui che vedo, ma lo rispetto. Ecco, forse è proprio il rispetto il primo passo verso un guardarsi e comprendersi. E' tremendo. E' orribile sentire dagli altri ciò che il nostro apparato uditivo non dovrebbe mai udire, è orribile vedere nei voltri altrui tanta, incredibile veemenza, veemenza del credere nel nulla. Stanotte ho udito una voce strozzata, simile ad un pianto, un lamento. Ho immediatamanete capito che non si trattava di un male fisico, una voce diffusa, non riuscivo a prender sonno. Sinceramente non ne ho compreso la provenienza, i muri della mia casa sono spessi un metro, contengono pietre che hanno visto il mare per millenni e che ora, imprigionate, stanno una sopra l'altra e convivono per darmi ospitalità da ottocento anni. Le mura della mia dimora hanno udito la storia, per loro sono solo l'ultimo insignificante ospite che abbracciano e proteggono. Ma non dalle urla. Quelle penetravano la dura rocca, ne sconquassavano le viscere.

Anche le mura erano irrequiete, anche loro disorientate, lo percepivo. Non era un dolore fisico, era il dolore dell'anima, non so di chi, non so per come, era tanto forte, insopportabile, impossibile dormire, impossibile dare ristoro ai miei pensieri, impossibile nascondermi dietro un'altra posizione, inutile premere i gomiti sulle orecchie, sembrava addirittura più forte, tanto forte...

... da sembrare mio.

Pensato e scritto da Martino | 11:41 | commenti (2)


venerdì, maggio 28, 2004
 

Immaginare qualcosa di bello. Credere possa esser vero. Udire un sussurrato futuro, dagli occhi lucidi, dal volto disilluso.

Voltarsi per tacere a se stessi. Non udire per non sentire, non udire per mentire.

Mentire a se stessi.

Ma io, sarò ancora ed ancor di più...

... un coro nelle stanze vuote.

Martino

Pensato e scritto da Martino | 09:57 | commenti (2)


giovedì, maggio 27, 2004
 

Un suono cieco,

Un violino dalle corde immobili,

Un'immagine muta,

D'improvviso un'immensità di pensieri risuona nell'aria, saturandola di sentimenti.

Martino.

Pensato e scritto da Martino | 10:36 | commenti


mercoledì, maggio 26, 2004
 

Oggi sento la vita, odo lo svicolare miei dei pensieri, il fruscio dello scorrere della mia linfa vitale. 

E' fantastico, è vita. 

Pensato e scritto da Martino | 09:52 | commenti (3)


lunedì, maggio 24, 2004
 

Oggi ho pensato: la vita in versi. Versi liberi, non rime baciate, non rigorosi endecasillabi, ma liberi sguardi, espressi con un veloce e spontaneo getto d'inchiostro. Versi e colori parole e gesti di stati d'animo, interpreti di sensazioni.

Ma quanto è difficile tradurre le sensazioni, codificare i sentimenti, far capire agli altri il nostro sentire, renderli partecipi di una traduzione nel nostro io. Quante volte cerchiamo di far capire ciò che proviamo, senza chiedere aiuto, senza chiedere nulla, solamente di esser compresi.

Pensato e scritto da Martino | 18:03 | commenti (5)


giovedì, maggio 20, 2004
 

Il mare, si sa, chi lo vive lo sa, non perdona. Chi va per mare ne ha timore e rispetto. Sa che il suo impeto può far male, sa dove trovare le acque ben disposte ad accoglier la sua chiglia, e dove, d'accordo col vento, possono annientarne le vele, disorientarne la rotta. Questo è il mare.

Chi non vive il mare e non ne ha rispetto, può stoltamente pensare di tenerlo quieto, di prendersi gioco di lui con la convinzione di esserne il dominatore. Chi non si cura del mare, del vento e dei gabbiani, non vede se stesso quando si affaccia sul pelo dell'acqua. Quel riflesso sfocato non gli pare esser lui. Ed in questo modo infierisce, stoltamente.

Rompe con il suo errare la quiete della vita. La rompe sorridendo, spezza l'acqua e guarda compiaciuto le candide creste dei flutti, lacrime per questo mare.

Lacrime che lo toccheranno, ne lambiranno la pelle quando lui, orfano di un colpevole naufragio si troverà lì, steso ed immobile sulla battigia, a chiedersi chi fosse mai, il responsabile della sua sciagura.

Pensato e scritto da Martino | 13:07 | commenti (2)